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Il Presidente Silvio Berlusconi ha annunciato che riformerà il sistema fiscale italiano portandolo verso una semplificazione normativa, costituendo due aliquote una al 23% e l’altra al 33%.

I commenti di risposta sono stati più o meno gli stessi, il Partito Democratico di Bersani è stato come al solito disfattista annunciando che questa tipologia di riforma avvantaggerebbe il ceto medio alto, Gianni Alemanno, anticipando Pierferdinando Casini, chiede però il correttivo del quoziente familiare.

Il Popolo della Libertà il 27 marzo 2009, durante il Congresso costitutivo del Partito, ascoltò ed approvò il progetto politico di Silvio Berlusconi, testata d’angolo del suo mandato di Presidente, che intende costruire uno “Stato liberale nell’etica del fare” quindi tutti gli eletti, dirigenti ed iscritti accettarono di sostenere un sistema fiscale che promuovesse la libera iniziativa economica, liberandola dal peso di una tassazione complessiva del 70% che mortifica chi investe del proprio per realizzare da solo il proprio posto di lavoro e altri posti di lavoro. In questo momento economico dove l’industria licenzia, dare più vantaggi a chi investe nella iniziativa privata, medio-piccola è il miglior strumento per la ripresa dell’occupazione, quindi dei consumi ed infine del Prodotto Interno Lordo.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Gennaio 2010 08:08 )